Barni

Panorama di Barni – © Roberto Gandola

Barni è un piccolo paese di circa 600 abitanti situato nella parte a nord della Vallassina. Il suo nome deriva da “bar”, voce di origine celtica che significa pascolo.

Il ritrovamento di frecce di selce nei pressi della Chiesa di San Pietro e Paolo testimonia che la zona era già abitata in epoca preistorica. Inoltre un antico sepolcro venne scoperto vicino all’abitato verso il 1900. Non si sa con certezza se l’abitato originario sorgesse nella posizione attuale o nei pressi dell’antica chiesa. Con un diploma di Ottone III viene donato al monastero benedettino di Sant’Ambrogio di Milano con tutto il distretto di Bellagio.

Il paese, citato dopo il 1162 come Barnarum, passò poi in feudo, per diploma del Barbarossa, al suo fedele sostenitore Algiso, abate del Monastero di Civate. All’epoca medievale risale il castello che sorge verso il confine magregliese, del quale rimangono alcune testimonianze visibili. Altri toponimi indicano come nel territorio vi furono presenze di torri e castelli, come ad esempio il sasso della guardia e le località di Castel Farieu, Castel Rott e Castel di Leves.

Due cittadini barnesi, Beltramino ed Isidoro, divennero consiglieri dell’Imperatore Enrico VII nel 1300. Nel 1450 Rufaldo, capo di milizie sforzesche, assalito sui monti dai Vallassinesi, si rifugiò nel castello ma, assediato, dovette ben presto arrendersi alla forza nemica. Nel settembre del 1452 gli uomini di Barni ne presero solennemente possesso e ottennero il permesso di donarlo al nobile Cristoforo de Barni. Osservando attentamente si notano ancora alcune fortificazioni medioevali che chiudevano il valico, presidiato fino al 1578.

Le testimonianze storiche ci parlano dei medici Ravizza da Barni, che nel Seicento erano considerati dei veri esperti nell’utilizzo di rimedi e nella guarnigione di malattie con l’utilizzo di erbe e piante. La stessa attività venne ripresa negli anni quaranta e cinquanta del Novecento da Don Luigi Bricchi.

neve_cimitero_barniIl paese fu feudo del Visconti, dei Dal Verme, degli Sforza, Tebaldi ed infine degli Sfondrati. Quando l’ultimo Sfondrati non lasciò discendenza, il paese, insieme con la valle, entrò a far parte del V distretto della provincia di Milano controllata dagli austriaci.

Con l’arrivo di Napoleone fece parte prima del Dipartimento dell’Olona e poi del Dipartimento del Lario come frazione di Lasnigo. La salita al potere del fascismo lo trasformò in frazione di Civenna dal 1927 al 1950, quando tornò ad essere comune autonomo. Barni diventò dopo la seconda guerra mondiale uno dei punti di riferimento dell’economia vallassinese grazie allo stabilimento di acque minerali, l’acqua San Luigi, sorgente benedetta alla quale San Carlo Borromeo si dissetò in quanto l’unica non contaminata dalla peste.

Nel passato i Barnesi emigravano in Valchiavenna ed in Svizzera allevando ed esportando le pregiate lumache, i formaggini e le castagne del luogo.

La chiesa parrocchiale è dedicata all’Annunziata e la sua costruzione risale all’anno 1621. La vicina chiesa di San Pietro e Paolo è di stile romanico ed è considerata un delle più antiche chiese della Vallassina. Nell’agosto dell’anno 1882 venne come sostituto parroco il sacerdote Achille Ratti, divenuto poi papa col nome di Pio XI. Il paese ha dato anche i natali al Servo di Dio Don Biagio Verri, apostolo delle morette, che si è adoperato per liberare dalla schiavitù le giovani africane.

Fonte: Wikipedia

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